Louise Nevelson Mrs. N’s Palace - Centre Pompidou-Metz, Metz
LouiseNEVELSON
24.01.–31.08.2026
Icona dallo stile inconfondibile, Louise Nevelson è oggi riconosciuta come una delle principali scultrici del XX secolo. La sua opera viene generalmente analizzata in relazione alla nascita del Cubismo, del Costruttivismo, a Schwitters, al nonno immaginario evocato da Arp nella poesia che dedicò all’artista sulla rivista xxe siècle (1960), al ready-made e all’uso del collage da parte dei Dadaisti e dei Surrealisti. Tuttavia, le sue fonti di ispirazione sono molto più ampie e la sua produzione si configura come un viaggio attraverso la storia delle arti, nel quale la danza e la performance – attorno alle quali ruota la mostra – svolgono un ruolo centrale. A trent’anni dalla sua scomparsa, la sua eredità continua a risuonare nella scena contemporanea, e persino nel mondo della moda.
LouiseNEVELSON
24.01.–31.08.2026
Icona dallo stile inconfondibile, Louise Nevelson è oggi riconosciuta come una delle principali scultrici del XX secolo. La sua opera viene generalmente analizzata in relazione alla nascita del Cubismo, del Costruttivismo, a Schwitters, al nonno immaginario evocato da Arp nella poesia che dedicò all’artista sulla rivista xxe siècle (1960), al ready-made e all’uso del collage da parte dei Dadaisti e dei Surrealisti. Tuttavia, le sue fonti di ispirazione sono molto più ampie e la sua produzione si configura come un viaggio attraverso la storia delle arti, nel quale la danza e la performance – attorno alle quali ruota la mostra – svolgono un ruolo centrale. A trent’anni dalla sua scomparsa, la sua eredità continua a risuonare nella scena contemporanea, e persino nel mondo della moda.
La vita e l’opera di Nevelson furono profondamente rivoluzionate da vent’anni di studio della danza con Ellen Kearns, che insegnava una forma di espressione corporea volta alla scoperta della propria forza vitale ed energia creativa, nonché dalla sua fascinazione per l’arte di Martha Graham negli anni Trenta. Nel 1950, la scoperta del Messico e del Guatemala conferì alla sua opera, ormai caratterizzata da una commistione di geometria e magia, una dimensione monumentale. Sotto questa duplice influenza, i suoi ambienti divennero progressivamente monumentali, avvolgenti, totemici e sacri.Nel 1958, sebbene il termine installation sarebbe emerso solo negli anni Sessanta, Nevelson presentò il suo primo grande ambiente alla galleria Grand Central Moderns di New York, intitolato Moon Garden + One, all’interno del quale espose la sua prima “parete”, Sky Cathedral, un omaggio verticale a New York, sua città d’adozione. L’opera è composta da oggetti lignei di recupero, assemblati in scatole sovrapposte e dipinte di nero, unificando la composizione sotto un velo monocromo. Al di là della sintesi da lei operata tra arte precolombiana, Cubismo e colour field painting, Nevelson immaginò uno spazio di esplorazione, piuttosto che una scultura da osservare frontalmente.Per ciascuno dei suoi ambienti, che John Cage descrisse come un teatro musicale, Nevelson manifesta un interesse particolare per lo spazio e la luce. Decorò alcune opere con il blu, intensificando le ombre e disorientando lo spettatore nell’oscurità. Nevelson concepì scene che coinvolgono l’intero corpo del visitatore. La teatralità costituì probabilmente il fulcro di tutte queste grandi esposizioni, da Dawn’s Wedding Feast, realizzata nel 1959 al Museum of Modern Art per la mostra Sixteen Americans, fino a Mrs. N’s Palace, opera monumentale ispirata al dramma Tiny Alice di Edward Albee, dal quale la mostra trae il proprio titolo.A cinquant’anni dalla sua ultima esposizione in Francia, nel 1974, al Centre National d’Art et de Culture, la mostra al Centre Pompidou-Metz offrirà un’immersione nelle sue molteplici “atmosfere”, con l’intento di realizzare il desiderio di Nevelson di presentare le sue sculture come parte di uno spazio totale, all’interno di una narrazione che apre le porte al suo mondo immaginario: un’esperienza da vivere con tutti i sensi, e non come una successione di entità autonome. La ricostruzione dei suoi ambienti metterà in luce i diversi media da lei utilizzati, dalle prime figure in terracotta e dai dipinti alle incisioni e alle sculture in Plexiglas, fino alle installazioni, senza dimenticare i collage – matrice fondamentale della sua pratica – realizzati dagli anni Cinquanta fino alla fine della sua vita.
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