Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
via Tadino 15, 20124 Milano
Tel. +39 02 29 41 92 32
Fax +39 02 29 41 72 78 - info@fondazionemarconi.org

Orario:
lunedì - venerdì
10 - 13 e 15 - 19
 
 

 
 

 
 
 
 

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Santa Tecla, 1961, smalto su carta intelata, 150 x 150 cm,
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Particolare di esterno, 1962, smalto su carta intelata, 180 x 140 cm,
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Vero amore incompleto, 1962, smalto su carta intelata, 180 x 160 cm,
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Ai pittori d'insegne, 1964, smalto, grafite su tela, 200 x 120 cm,
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Central Park East, 1964, smalto su carta intelata, 127 x 200 cm,
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Albero quadro per l'autunno, 1964, smalto su carta intelata, 127 x 200 cm,
Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada
Il 9 febbraio 2005 la Fondazione Marconi Arte Moderna e Contemporanea presenterà la seconda mostra dopo la recente inaugurazione dello spazio nelle sue nuove vesti, nella sede di via Tadino 15. La mostra Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada si inserisce nell'attività di valorizzazione di importanti fondi e collezioni di artisti del '900, da Man Ray a Sonia Delaunay, da Lucio Fontana a Gianni Colombo, da Enrico Baj a Emilio Tadini. Attività che la Fondazione intende portare avanti insieme alle collaborazioni con musei e istituzioni pubbliche e private. Giorgio Marconi "scovò" Mario Schifano a Roma e lo portò a Milano esponendolo alla mostra inaugurale del suo Studio nel novembre 1965 insieme a Valerio Adami, Lucio Del Pezzo ed Emilio Tadini. Da quel momento nasce una collaborazione e un'amicizia che resero Schifano uno degli artisti più rappresentativi dello Studio. Marconi ama ricordare il pittore secondo la descrizione poetica che di lui fece in quegli anni Goffredo Parise: "Schifano è un uomo di trent'anni, di tipo sommariamente mediterraneo, se non arabo. In riposo il suo corpo, alto circa un metro e settanta, del peso di cinquantacinque chili, visto da angolazioni e distanze diverse, rivela anzitutto un languore felino, innocente e attonito. Come un piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto". Schifano, che in ogni suo quadro rimette in gioco tutte le sue convinzioni, è genio e sregolatezza. La sua opera si colloca all'interno delle correnti artistiche legate ad "una nuova oggettività" attenta come non mai alle impronte della città e allo spazio umano ed in cui il rapporto con il mondo è mediato dai "mezzi di massa" (il film, il segnale, il fumetto, la pubblicità). Il pittore capisce prima di tanti altri che è compito dell'artista accettare criticamente questi nuovi strumenti, che saranno emblema della pop art made in USA, evitando che diventino il "fine" della propria espressione artistica. La mostra raccoglierà i lavori dei primi anni Sessanta, 164 opere, ripercorrendo il suo viaggio dal "monocromo", che è espressione dell'azzeramento delle precedenti avanguardie e della pittura informale, passando per la "strada" con il nuovo paesaggio che è parte del "Pop". Percorso così descritto dallo stesso Schifano: "All'inizio dipingevo con pochi colori perchè nel mio lavoro c'era l'idea dell'emblematico, della segnaletica stradale, dei fenomeni percettivi, delle cose primarie. Poi il mio lavoro si è riempito di elementi e allora i quadri monocromi, le strisce pedonali, i pezzi di strada sono diventati particolari di propaganda, pezzi di Coca Cola e di Esso, schermi con particolari di paesaggio italiano, grigi, neri e poi a colori". Il monocromo di Schifano non rappresenta infatti solo la pura materialità della pittura ma svolge anche una funzione di accensione emotiva e di elemento energetico. La superficie è trattata quindi come campo di germinazione cioè come elemento che agisce e che si dispone a produrre qualcos'altro. L'opera di Schifano è piena di futuro perchè il monocromo viene definito e vive nel predisporsi all'incontro con i dati della percezione. L'opera non si esaurisce nella pura tematizzazione delle sue regole linguistiche né trova un compimento al di fuori di sè ma fonde insieme la regola e l'azione, l'arte e la vita. La mostra curata da Giorgio Marconi, direttore della Fondazione Marconi ed esperto dell'opera di Mario Schifano, raccoglierà un centinaio di opere di importanti collezioni private e pubbliche, tra cui la GAM di Torino, il Civico Museo d'Arte Contemporanea di Milano, il CSAC dell'Univeristà di Parma, la GNAM di Roma. Dalla collezione di Ileana Sonnabend, la famosa gallerista di New York con cui Schifano lavorò agli inizi della sua carriera, provengono appositamente per questa mostra due opere significative: Cleopatra's Dream del 1960-61 e A De Chirico del 1962. Collezionisti storici di Schifano, di Roma, Terni, Parma, Bologna, Modena, Padova, Como, Torino, Milano, hanno acconsentito al prestito di opere di Schifano dal 1960 agli inizi del 1964 considerate unanimamente capolavori dell'artista. La mostra sarà accompagnata da un volume Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada di 208 pagine edito da SKIRA con la riproduzione a colori di 165 immagini e un’ ampia selezione di testi critici d'epoca tra cui quelli di Achille Bonito Oliva, Maurizio Calvesi, Germano Celant, Maurizio Fagiolo dell'Arco, Filiberto Menna, Arturo Carlo Quintavalle, Pierre Restany, Pier Luigi Tazzi, Giorgio Verzotti. La mostra è stata realizzata grazie anche al contributo di Risanamento S.p.A., property company del Gruppo Zunino, una realtà attiva nella promozione, sviluppo e trading immobiliare. Tra le iniziative che hanno coinvolto la società in Italia e in Francia, il progetto di rilievo è Milano Santa Giulia firmato dall'architetto Norman Foster. Milano Santa Giulia riguarda la riqualificazione dell'area dismessa più grande d'Europa situata a sud-est di Milano e porterà alla creazione di una vera e propria 'città nella città'.