Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
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Da The Fifty Faces of Juliet di Man Ray, 1945, Vintage print, 25,3x20,3 cm,
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Da The Fifty Faces of Juliet di Man Ray, 1945, Vintage print, 18,6x11,8 cm,
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Da The Fifty Faces of Juliet di Man Ray, 1945, Vintage print, 35x28 cm,
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Da The Fifty Faces of Juliet di Man Ray, 1945, Vintage print, 34,4x26 cm,
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Da The Fifty Faces of Juliet di Man Ray, 1945, Vintage print, 35,5x27,8 cm,
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Da The Fifty Faces of Juliet di Man Ray, 1945, Vintage print, 24x19,5 cm,
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Da The Fifty Faces of Juliet di Man Ray, 1945, Vintage print, 25x19,5 cm,
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1941-54 I cinquanta volti di Juliet / The Fifty Faces of Juliet
MAN RAY. THE FIFTY FACES OF JULIET 1941-1955
Dal 12 settembre al 6 dicembre 2009, il Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art propone la mostra Man Ray. The Fifty Faces of Juliet, realizzata in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano. Verranno presentati al pubblico i cinquanta ritratti che l'artista scattò alla moglie, Juliet Browner, tra il 1941 e il 1955. The Fifty Faces of Juliet fu pensato da Man Ray agli inizi degli anni '50 come libro in omaggio a sua moglie Juliet, ma anche come un "saggio" di opere foto-grafiche iniziato a Los Angeles nel 1941. Cinquanta fotografie, stampe originali in diverse tecniche e stili, alcune colorate a mano, di diverso formato che Man Ray ha dedicato a Juliet, la musa definitiva della sua vita. Man Ray è uno degli esponenti più significativi dell'arte del ventesimo secolo. Nato a Philadelphia nel 1890 da una famiglia ebrea di immigrati ucraini, entrò a contatto con gli artisti europei e soprattutto con Marcel Duchamp attraverso la galleria di Alfred Stieglitz di New York e gli artisti della prima edizione dell'Armory Show. Diventò in breve tempo uno dei protagonisti del Dadaismo americano realizzando con materiali di recupero oggetti fantastici di ispirazione surrealista esaltandoli anche attraverso la fotografia. Nel 1921 si stabilì a Parigi dove grazie a Duchamp si inserì nel milieu artistico e intellettuale che avrebbe dato vita al Surrealismo. In quegli anni la sua attività procedette di nuovo in molteplici direzioni parallele: la pittura, la fotografia, la grafica, la realizzazione dei famosi oggetti d'affezione. Man Ray sviluppò nuove tecniche di ripresa e stampa, come il rayograph, il fotomontaggio, la solarizzazione e il cliché-verre. Divenne un fotografo ricercato da artisti, dalla moda e dalla borghesia di quegli anni. Nel 1940 per sfuggire al pericolo nazista ritornò a New York da cui si allontanò quasi subito per trasferirsi in California, ad Hollywood, dove incontrò Juliet Browner, un'affascinante modella di ventotto anni dai lineamenti fauneschi e gli occhi a mandorla che le davano un aspetto vagamente esotico (Man). Nel 1946 Juliet sarebbe diventata sua moglie a Beverly Hills dove anche Max Ernst e la pittrice Dorothea Tanning si sposarono e i due amici si fecero da testimoni l'uno all'altro. Max Ernst dedicò all'avvenimento un suo dipinto chiamandolo Doppio matrimonio a Beverly Hills. Nel periodo californiano, Man Ray pur continuando ad occuparsi di fotografia, si dedicò soprattutto alla pittura e ai suoi oggetti d'affezione. Nel 1951, non appena la situazione in Europa si normalizzò, Man e Juliet partirono alla volta di Parigi dove si stabilirono in rue Férou 2 bis, a Saint-Germain-des-Prés. Man Ray morì a Parigi il 18 novembre 1976 e venne sepolto nel cimitero di Montparnasse. Sulla lastra ovale della sua tomba si può leggere la scritta: Unconcerned but not indifferent-Love Juliet, e su quella rettangolare di Juliet che lo raggiunse nel 1991: Together again. Man Ray, attraverso la fotografia ha offerto a se stesso e ai suoi modelli l'occasione di esplorare le possibilità creative dell'io, muovendosi straordinariamente dai registri più onirici e surreali alla pantomima, al puro divertissement. Juliet ne è stata uno dei soggetti più ricchi e straordinari. The Fifty Faces of Juliet sono il racconto di un amore e di una vita. Cinquanta ritratti in cui l'immagine di Juliet viene di volta in volta inventata, riscritta, modificata, esaltata con il segno della matita, con un intervento grafico, con la sovrapposizione di una stoffa, di un velo trasparente, occultata dietro una maschera, il suo volto incorniciato con un grande cappello alato, svelata nella sua nudità, trasformata in un ricamo.