Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
via Tadino 15, 20124 Milano
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Orario:
lunedì - venerdì
10 - 13 e 15 - 19
 
Avviso ai visitatori:
venerdì 16 giugno l’orario pomeridiano della Fondazione Marconi
sarà dalle ore 14,00 alle 17,00
 
 

 
 

 
 
 
 

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Ubu, 1961, Collage, ovatta, passamaneria e oggetti su tela, 150 x 120 cm,
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Personaggio, 1962, Collage, intarsio, impiallacciatura su stoffa, 100 x 73 cm,
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Il mobiletto, 1961, Olio, collage, impiallacciatura e intarsio su tavola, 57 x 75 cm,
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Mobile animato, 1961, Collage, intarsio ed impiallacciatura su tavola, 92 x 74 cm,
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Mobile di campagna, 1961, Collage, intarsi, impiallacciatura, oggetti su stoffa su tavola, 97 x 125 cm,
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Tavola, 1961, Collage ed impiallacciatura su stoffa su tavola, 73 x 116 cm,
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Personaggio, 1962, Collage, intarsio, impiallacciatura su stoffa su tavola, 50 x 46 cm,
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Personaggio, 1962, Collage, intarsio, impiallacciatura su stoffa, 100 x 73 cm,
Baj Mobili Animati
Inaugurazione: 26 maggio 2009 ore 19.00
Durata: dal 27 maggio - 24 luglio 2009
Da martedì a sabato 10.30-12.30, 15.30-19.00 fino al 6 giugno
Da lunedì a venerdì 10.30-12.30, 15.30-19.00 dall’8 giugno al 24 luglio
Il 26 maggio 2009 si è inaugurata, presso la Fondazione Marconi, la mostra di Enrico Baj dal titolo Mobili Animati. L'esposizione, organizzata in collaborazione con l'Archivio Baj, presenterà, su due piani, una scelta di cinquanta opere dell'artista.
Germano Celant ha curato la pubblicazione del volume, edito da Skira, che include, oltre a una selezione di immagini, lo studio critico relativo a questa serie di opere, realizzate agli inizi degli Sessanta, tra le più sorprendenti e affascinanti dell'artista.

Il presupposto surrealista della mutabilità è per Baj la capacità di qualsiasi cosa di trasformarsi in qualsiasi altra attraverso la lettura ironica della realtà: quindi, come il Generale è generato dalla Montagna, i Mobili derivano da quel simbolo archetipo dell'artista negli anni Cinquanta: l'Ultra-corpo. Infatti i primi Mobili, qualcuno del 1960, ma altrimenti del 1961, sono delineati con la stessa materia dei "personaggi" coevi, sono cioè di ovatta pressata e applicata a collage sul fondo di stoffa da tappezzeria. Su questa sagoma di mobile sono applicate cornici, pomelli, passamanerie e fregi di serrature a sostituzione dei tratti somatici, serbando così un'ambiguità tra l'animale e il "mobile"; nelle opere successive Baj ne definisce con più esattezza la fisionomia attraverso l'uso della materia propria del mobile, il legno, utilizzando fogli d'impiallacciature arricchiti dalle caratteristiche tarsie in fregi tipici del repertorio artigiano. Gradualmente, anche il materiale impiegato segue un processo di evoluzione facendosi sempre più diretto e provocatorio, finché la preziosità Kitsch esibita dai "mobili" li rende oggetti ironici e vanitosi nel loro pavoneggiarsi in tarsie, pomelli, cornici o specchi.

In tutta l'opera di Baj è riscontrabile una tendenza "antropomorfizzante" alla quale neanche i mobili si sottraggono: già buona parte di essi suggerisce una personificazione delle forme, infine compiono il loro processo metamorfico portando Baj ad abbandonare il disegno di ante e cassetti a favore della figura. Nascono così personaggi veri e propri, esuberanti ed elegantissimi nel loro corpo di tarsie e profilati su stoffe nere damascate: lontani dunque dall'aggressività dei personaggi precedentemente creati da Baj. Questi personaggi sono composti da elementi estremamente semplici: corrispondono a un momento di divertimento immaginativo dell'artista. Gli intarsi così impiegati, giocando cioè su iterazioni assolutamente elementari, perdono la carica Kitsch per disporsi a corollario di un'immagine tesa a essere fantastica apparizione.

Octavio Paz così definiva i Mobili di Baj: "Non ci riflettono, non sono metafore, simboli e nemmeno idee. Sono mobili. Liberi, eternamente alieni, senza niente dentro. Pura esteriorità. Sono annegati nel loro essere, collocati nella loro realtà. Baj ci restituisce una delle sensazioni più sconvolgenti e salutari: quella delle identità delle cose con se stesse, lo stupore di essere quello che siamo".

Enrico Baj nasce a Milano nel 1924 e, dopo gli studi all'Accademia di Brera, si impone come uno dei principali protagonisti dell'avanguardia italiana. Dopo la prima personale alla Galleria San Fedele di Milano nel 1951, fonda il Movimento Nucleare che ha l’appoggio critico di Giorgio Kaisserlian e di cui hanno fatto parte Joe Colombo, Sergio Dangelo, e il poeta Beniamino Dal Fabbro. Nel 1954 promuove insieme a Asger Jorn il Movimento Internazionale per un Bauhaus immaginista, e l’anno seguente fonda la rivista "Il Gesto", a cui collaborarono anche Manzoni e Fontana. Nel 1957 pubblica il manifesto "Contro lo stile", sottoscritto da vari esponenti dell'avanguardia internazionale, e nel 1963 fonda l'Institutum Pataphysicum Mediolanense per promuovere la "scienza delle soluzioni immaginarie". Erede dello spirito surreal-dadaista, sperimentatore di tecniche e soluzioni stilistiche inedite, realizza collages e assemblages polimaterici avvalendosi dei materiali più diversi, come stoffe, tappezzerie e fodere di materassi, medaglie e frammenti metallici, specchi e vetri colorati. Dai Generali ai Mobili in stile, dalle Dame al Giardino delle delizie, la sua produzione mostra uno spirito dissacrante dalle sottili implicazioni politiche, che si fanno più evidenti n opere come I funerali dell'anarchico Pinelli. Ha un'intensa attività espositiva fin dalla seconda metà degli anni cinquanta, con numerose personali organizzate in tutto il mondo e con la partecipazione a grandi rassegne d'attualità. A partire dal 1967 espone regolarmente allo Studio Marconi, e negli anni settanta ha le prime importanti retrospettive (Palazzo Reale, Milano; Museum Boymans van Beuningen, Rotterdam; Palais des Beaux-Arts, Bruxelles, Palazzo Grassi, Venezia, Museum of Contemporary Art, Chicago). Tra le ultime mostre va ricordata l'ampia antologica allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2001-2002. Dopo la morte dell'artista, avvenuta il 16 giugno 2003, una grande retrospettiva ha coinvolto diverse sedi milanesi (Spazio Oberdan, Accademia di Belle Arti di Brera, Galleria Giò Marconi, Fondazione Mudima). Nel 2007 la Fondazione Marconi dedica un'importante mostra ai noti cicli di Dame e Generali.

Ufficio stampa: Cristina Pariset - T. +39-02-4812584 - F. +39-02-4812486 cell: +39-348-5109589, cristina.pariset@libero.it

Per ricevere informazioni ed immagini della mostra inviare richiesta a info@fondazionemarconi.org