Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
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Da martedì a sabato
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Generale, 1961, Olio e collage su stoffa, 146 x 114 cm,
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Generale incitante alla battaglia, 1961, Olio e collage su stoffa, 146 x 114 cm,
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Ermengarda, 1974, Collage su tavola, cm. 145 x 110,
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Diane de Poitiers, 1966, Acrilici e collage su stoffa, cm. 92 x 73,
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Général Méchant, 1960, Olio e collage su stoffa, cm. 130 x 97,
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Thérésa Cabarrus Tallien, dite Notre Dame de Thermidor, detto anche La Dame du Subway, 1975, Collage su tavola, cm. 146 x 114,
Baj. Dame e Generali 1960-1975
Il 31 gennaio 2008 si inaugura, presso la Fondazione Marconi, la mostra di Enrico Baj dal titolo Dame e Generali, organizzata in collaborazione con l’Archivio Baj. Per l’occasione la casa editrice Skira pubblica, un volume di circa 200 pagine che raccoglie un’ampia selezione di immagini e di testi critici riguardanti queste serie di opere, certamente le più note dell’artista, realizzate negli anni Sessanta e riprese poi, particolarmente le Dame, a metà dei Settanta. La mostra raccoglie opere provenienti da importanti collezioni private e pubbliche, italiane e straniere, tra le quali il Moderna Museet di Stoccolma, lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Centre Pompidou di Parigi. Sono esposte sui tre piani dello spazio di via Tadino 15 oltre un centinaio di opere: tele, carte, multipli e libri d’artista. Dalla collezione del Musée national d’art moderne, Centre Pompidou di Parigi, proviene Generale del 1969, una tela di cm 150x114, acrilici e collage di decorazioni, mostrine, nappe e cinturone, il cui particolare del “faccione” Baj aveva scelto come copertina del suo primo Catalogo generale Bolaffi nel 1973. La mostra prende spunto da uno dei più significativi “libri d’artista” di Baj: Dames et Généraux, del 1964 in cui dieci acqueforti dell’artista accompagnavano altrettante poesie del poeta surrealista francese Benjamin Péret. Il libro si avvaleva di un importante saggio introduttivo di André Breton e di una pagina grafica concettualmente composta da Marcel Duchamp, pagina che funziona da faux-titre o avantitolo. È questo il primo dei numerosi e fecondi sodalizi con poeti e scrittori italiani e stranieri, francesi in particolare, che hanno portato Baj a realizzare una cinquantina di libri d’artista, fino all’ultimo, con Giovanni Raboni, nel 2003. Il presupposto surrealista della mutabilità è per Baj la capacità di qualsiasi cosa di trasformarsi in qualsiasi altra attraverso la lettura ironica della realtà. Il Generale nasce nel 1960 da una Montagna che, attraverso un processo di personificazione, prende aspetto umano: la sagoma informe dunque assume connotati ben precisi, quelli della volgarità e della brutalità del potere. Il Generale diventa la metafora di tutta la passione antimilitarista e antibellicista di Baj, anche se, come precisa lo scrittore André Pieyre de Mandiargues, è una “battaglia contro gli imbecilli più che antimilitarismo tout court”. Il Generale in alta uniforme è un “pezzo grosso dorato in grande miseria”, secondo una definizione di Benjamin Péret, mentre André Breton così scrive: “Montagna d’importanza, nonostante abbia la possibilità di partorire al massimo un topo mentale, questo fenomeno da baraccone costituisce ancora una sopravvivenza minacciosa”. Evidente nei Generali è la lezione espressionista, che sempre accompagna le opere incentrate su temi di impegno civile. La denuncia è esplicita e forte, ma non greve: l’ironia che traspare dalla scelta dei materiali usati per il collage rende questi personaggi risibili oltre che temibili, goffi oltre che minacciosi. Loro naturali compagne, le Dame esibiscono con garbo tutto femminile i loro orpelli, nel vano tentativo di mascherare il vuoto dell’apparire, così come vuoti sono i loro nomi e i titoli altisonanti. Di esse Breton nota che si prestano a una critica più sfumata dal momento che trascinano in sé un quoziente di seducente femminilità. Le femmine ornatissime e onoratissime che prendono vita da assemblaggi di passamanerie varie, sono i ritratti aristocratici di signore i cui aulici nomi e patronimici Baj ritrova nella storia, nei ricordi, sul Grand Larousse illustré o in altre enciclopedie. Come osserva Roberto Sanesi, queste Dame non sono affatto caritatevoli o animate da buoni sentimenti e la loro raffinatezza, in accordo stilistico con la loro natura, è un po’ carica, ma non eccessiva ed è toccata da una punta di funebre consapevolezza e di fatalismo. In questo contesto teatrale, ricco di risvolti, l’aristocratica eleganza delle donne di casa Baj è insieme tragica e ironica. Baj ricompone a suo modo il binomio maschio-femmina: le Dame portano i loro nomi importanti, come i Generali ostentano le medaglie al valore. I loro volti sono le due facce del potere economico e militare, le due facce delle gerarchie che ordinano la società.