Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
via Tadino 15, 20124 Milano
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Da martedì a sabato
10 - 13 / 15 - 19
 

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La tromba delle scale
L'autoritratto del pittore Zeusi)
, 2006, veduta generale dell'opera
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Sotterraneo:
Viaggio al centro della terra
particolare, Andrea Bortolon, 2006, tempera su legno
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Piano terra:
La citt‡ del sole
particolare, Il pittore Zeusi, 2006, tempera all'uovo su legno
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Pimo piano:
Il mondo nuovo
particolare, Il tramonto dell'Occidente, 2006, olio su legno
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Secondo piano:
Riccardo II di William Shakespeare
particolare, Atto I. I signori Golovlev, 2006, acrilico lucido su legno
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Soffitto del secondo piano:
La notte di Novalis
particolare, Gita al faro, 2006, tecnica mista su legno
Aldo Spoldi: La tromba delle scale (l'autoritratto del pittore Zeusi)
La mostra presenta l'opera che si snoda per i quattro piani dello spazio di via Tadino 15, l'autoritratto del pittore dal sotterraneo al secondo piano lungo la tromba delle scale della Fondazione. Spoldi descrive mirabilmente la propria poeticanel testo che segue:

Da molti anni sono solito salire e scendere la scala della galleria Marconi che dal basso, dallo scantinato, porta all'alto, agli uffici, e viceversa. Da sempre ho avuto la sensazione, salendo, di passare dall'oscuro ventre, dalla tenebrosa pancia della terra all'altezza e luminosità del settimo cielo e scendendo mi è parso di lasciare alle spalle il chiarore del giorno laborioso per precipitare nel buio dormiente della notte.
Dopo aver dipinto i 9 quadri collocati nella scala della nave Costa Concordia mi è apparsa all'improvviso l'idea di attraversare con un unico grande quadro di 16 metri di altezza soffitti e pavimenti dei quattro piani della Fondazione Marconi. Guadare con un unico dipinto all'acqua i bordi dei pavimenti e dei soffitti mi è sembrata un'avventura degna di essere rappresentata. E così ho fatto: ho dipinto tutta la tromba.
Questa è un'opera spietata, al limite! Infatti salta tutti i bordi, i confini, i piani. » sempre al di là di ciò che si vede.
Per progettare questo quadro non ho guardato, come ero solito fare in passato, le ultime tendenze dell'arte contemporanea, ma ho voluto sfidare le più grandi imprese decorative di tutti i tempi ( la camera degli sposi a Mantova, le stanze vaticane di Raffaello, i mosaici Ravennati, l'Angelico a San Marco, Goya alla Quinta del Sordo). Si! Questa pittura è tutto l'opposto del "nudo che scende le scale" di Duchamp. Qui salire e scendere è la stessa cosa, fan parte dello stesso ciclo: il ciclo dell'eterno ritorno. Salendo e scendendo e attraversando il giorno (piano terra, primo piano) si ritorna dalle stelle notturne (nel soffitto) alle stelle (nella grotta del sottosuolo).
CiÚ che mi affascina di questo lavoro è il fatto che non si potrà mai vederlo per intero! Sia salendo che scendendo se ne vedrà solo un frammento: è una bella provocazione per la pura visibilità!
Certo non lo si potrà vedere nella sua interezza con gli occhi ma lo si può vedere con la mente. Teoricamente, idealmente è possibile vederlo. Non è un caso che il termine teoria ed idea hanno la loro radice etimologica nel vedere. Arte e filosofia da sempre si sono alleate nella visione ed entrambe vedono cose da matti. Da sempre ciò che si vede è bilanciato sul ring da ciò che si pensa.
Il grande quadro rappresenta l'autore della pittura: il pittore. Il titolo autoritratto non sta a significare che il quadro rappresenta il mio autoritratto, ma il quadro vuol dar voce agli autori, ai pittori di tutti i tempi. Chi meglio di Zeusi, il pittore che è morto dal ridere, può rappresentare tale plurale identità?
Guardando i quadri del passato e del presente mi è sempre piacevolmente apparso davanti all'opera d'arte il fantasma del pittore al lavoro che con tavolozza e pennelli dava il meglio di sé per dipingere una bella pittura.
Quando una pinacoteca è chiusa al pubblico è abitata da centinai di artisti virtuali. Sono i fantasmi degli autori dell'opera. Forse non è l'arte che è eterna... sono gli artisti che sono eterni! La tromba delle scale è dedicata agli immortali: agli artisti, a Dracula, a Zeusi, a Dio, al diavolo, ad Apelle... Guardate Apelle! Apelle è l'artista per eccellenza, eppure nessun'opera è pervenuta fino a noi. Di lui si dice, si narra, ma la sua opera non la si può vedere. Apelle e i suoi quadri sono fantasmi che eludono la pura visibilità ma si mostrano agli occhi del pensiero.
Ogni opera, i grandi momenti della civiltà figurativa, tutti i cicli e complessi di opere, non solo inquadrano il tempo storico chiarendone i motivi e significati ma danno vita al proliferare dei fantasmi e degli autori: fantasia e fantasma sono quasi la stessa cosa. In questo senso l'arte di ogni tempo e popolo è quasi sempre un autoritratto dell'artista che è l'autore delle sue finzioni.


Al primo e al secondo piano saranno esposti una galleria di studi all'acquarello di personaggi dell'universo di Spoldi.