Fondazione Marconi
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È stato un uomo, un artista, senza arroganza, con quella sua ironia napoletana fatta sempre di un retrogusto malinconico, di chi la sa lunga ma non vuole farlo notare. 

Un artista originale e perfettamente del suo tempo, aveva saputo interpretare la lezione metafisica del ’900, usando un linguaggio degli anni ’60. 

È stata bellissima la mostra che gli è stata dedicata da Marconi poco tempo fa.

Del Pezzo si esprimeva al meglio delle sue possibilità nei grandi formati, impeccabili nella forma, così come la mancanza d’aria della metafisica esigeva ed esige.

Bravo Lucio!

 

Fausta Squatriti

 

 

Ph. Carlo Orsi

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Lucio Del Pezzo
I giochi del piccolo principe, 1963
Tecnica mista su legno / Mixed media on wood
118 x 75 x 23 cm
Collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi,
Milano
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Lucio Del Pezzo
Nello stile italiano, 1965
Tecnica mista su legno / Mixed media on wood
200 x 162 x 13,5 cm
Collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi,
Milano
Foto Fabio Mantegna, Milano
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Lucio Del Pezzo
Rosso veneziano, 1965
Tecnica mista su legno / Mixed media on wood
133 x 263 x 16 cm
Collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi,
Milano
Foto Fabio Mantegna, Milano
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Con l’aria di proporci un Eldorado visivo, un paese
di forme ideali che vivono del proprio rigoglio, Del Pezzo
ci ha da sempre condotto in una Pompei dell’arte.
[…] Ha alimentato il suo universo figurale
volgendosi all’umanesimo popolare del folclore
napoletano dapprima, e all’umanesimo tecnologico
delle moderne metropoli poi.
T. Trini, Del Pezzo, Studio Marconi, 1969
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"Il Baj aveva preso in affitto lo studio di Max Ernst e aveva invitato i Del Pezzo a condividerlo con lui. L’atelier era tutto di legno, al 2° piano del 58 RueMathurin Regnier, 15ème arrondissement, nel quartiere degli artisti. A Lucio piaceva molto, tanto che diceva che sembrava fatto apposta per lui. Qui in occasione della «Fête à la Joconde» incontrai Lucio per la prima volta. Ho un suo disegno, scelto a una mostra negli anni novanta. C'è un grande occhio, aperto su un mondo di simboli, misteriosi, stupefacenti. È lo sguardo incantato di Lucio, capace di giungere con forme semplici e bellissime fino all'essenza delle cose, cogliendone la meraviglia. Di questa magia lo ringrazierò sempre."
Roberta Baj

Foto: Fête de la Joconde, Parigi 1965

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"'Il formichiere con la lingua, senza peli sulla lingua' era un ritornello che Lucio amava spesso ripetere da ragazzo per spiazzare i suoi compagni. Non ho mai capito cosa intendesse dire ma mi è rimasta impressa l’aria canzonatoria con cui lo recitava. Con lo stesso tono disinvolto e scherzoso, talvolta bonariamente derisorio, Bruno e Lucio affrontavano in quegli anni la loro vita di giovani artisti. Un ironico e sereno distacco per le cose della vita che Lucio non ha mai perso Io lo ricordo così."
Fernanda Di Bello
In ricordo di Lucio Del Pezzo

 

(Napoli 1933 - Milano 2020)

 

 

La collaborazione di Lucio Del Pezzo con Giorgio Marconi non si è mai interrotta; iniziata nel 1965 con la prima partecipazione alla mostra inaugurale di Studio Marconi, è passata attraverso le più recenti esposizioni del 2009 e 2014 alla Fondazione Marconi, per poi concludersi con l’ultimo omaggio a lui dedicato da Studio Marconi ‘65, nel 2018, in occasione di MiArt.

 

La Fondazione Marconi ricorda l'artista, scomparso l'11 aprile scorso, attraverso la testimonanza di alcuni amici e colleghi e una carrellata di fotografie e immagini delle sue opere.

 
 
"'Il formichiere con la lingua, senza peli sulla lingua' era un ritornello che Lucio amava spesso ripetere da ragazzo per spiazzare i suoi compagni. Non ho mai capito cosa intendesse dire ma mi è rimasta impressa l’aria canzonatoria con cui lo recitava. Con lo stesso tono disinvolto e scherzoso, talvolta bonariamente derisorio, Bruno e Lucio affrontavano in quegli anni la loro vita di giovani artisti. Un ironico e sereno distacco per le cose della vita che Lucio non ha mai perso Io lo ricordo così."
 
Fernanda Di Bello