Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
via Tadino 15, 20124 Milano
Tel. +39 02 29 41 92 32
Fax +39 02 29 41 72 78 - info@fondazionemarconi.org

Orario:
lunedì - venerdì
10 - 13 e 15 - 19
 
Avviso ai visitatori:
venerdì 16 giugno l’orario pomeridiano della Fondazione Marconi
sarà dalle ore 14,00 alle 17,00
 
 

 
 

 
 
 
 

Sistema, 1976
acrilici su tela, tiranti di ferro e legno
installazione
 
foto
Poeticamente abita l’uomo..., 1977
ferro e tracciato in grafite su muro
925 x 380 cm
 
foto
Architettura, 1972
scultura in acciaio
93 x 172 x 80 cm
 
foto
Architettura, 1975
struttura in ferro, cavi d’acciaio e matita su muro
150 x 475 cm
 
foto
Architettura, 1974
scultura in alluminio, acrilico e cavi di acciaio
140 x 280 x 18 cm
 
foto
Architettura, 1973
scultura in alluminio, acrilico e cavi di acciaio
110 x 200 x 18 cm
 
foto
foto
Architettura, 1974
acrilici, acciaio e cavi su tela
200 x 100 cm
 
Gianfranco Pardi. Poeticamente abita l'uomo...
Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15 - 20124 Milano
Tel. 02 29 41 92 32 - Fax 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.org
www.fondazionemarconi.org

Inaugurazione: 27 febbraio 2014 dalle ore 18.00
Durata della mostra: dal 28 febbraio al 10 aprile 2014
Orario: martedì - sabato 10-13, 15-19
Ingresso gratuito
Ufficio stampa: Cristina Pariset - Tel. 02 4812584 - Fax 02 4812486
cell. 348 5109589 - cristina.pariset@libero.it
SCARICA IMMAGINI: fileshare.fondazionemarconi.org/public/pardi.zip
 
La Fondazione Marconi presenta al pubblico una mostra incentrata su alcune opere degli anni Settanta dell’artista milanese Gianfranco Pardi, a due anni dalla sua scomparsa. L’intera opera di Pardi, di ambito strutturalista e concettuale, si basa sullo studio dello spazio e sul rapporto tra astrazione e costruzione. La costante, che attraversa tutto il suo percorso artistico, è l’integrazione rigorosa di pittura, disegno e scultura. La riflessione dell’artista sull’architettura inizia già a partire dalla fine degli anni Sessanta, con le prime raffigurazioni di interni ed esterni architettonici e successivamente con lavori chiamati, appunto, “architetture”.
 
Quando lavoro attorno a un problema specifico che chiamo “architettura”, so di non parlare della architettura e so che il mio lavoro non agisce nel senso di produrre una sorta di astratta architettura. Eppure tutto il mio lavoro, da tempo, si istituisce espressamente attorno al senso di questo problema.
 
Con “architettura” Pardi vuole intendere una modalità, un processo creativo, un mezzo attraverso il quale potersi concentrare sulle possibilità costruttive della forma, su esperienze plastiche, che evidentemente rimandano alle utopie dell’avanguardia, al Suprematismo e al Costruttivismo russi e al Neoplasticismo olandese. La rilettura di Malevi?, Tatlin, El Lisitzky e di altri protagonisti di quei movimenti, permette all’artista di cogliere gli elementi ancora vitali di quelle esperienze artistiche, facendone uno dei protagonisti e interlocutori più qualificati nelle vicende della pittura e scultura contemporanee. In quest’ottica si collocano la serie di progetti-studi realizzati con tecnica mista su carta Poeticamente abita l'uomo e l’installazione dallo stesso titolo, tratto da un verso del poeta tedesco Friedrich Hölderlin. Concepita da Pardi nel 1977, l’installazione, esposta al primo piano della Fondazione, è complessa per riferimenti ed elaborazioni ma di rigorosa semplicità formale. Presentata per la prima volta in una mostra personale allo Studio Marconi nel 1978, nasce da una riflessione sulla casa che il filosofo e ingegnere austriaco Ludwig Wittgenstein costruì a Vienna per la sorella nella seconda metà degli anni Venti.
 
Questo lavoro (il mio lavoro intorno a quel lavoro) proprio mentre pretende di avere afferrato un senso nel suo percorso, si apre improvvisamente a nuove ipotesi…
 
Qui “Pardi si applica alla decifrazione della misura delle tre porte che si aprono nel salone della casa Stonborough, con un furore decrittatorio che evoca altre analoghe ossessioni tematiche e poetiche di pittori come Monet, Cézanne e altri” – scrive Bruno Corà nel catalogo Gianfranco Pardi Opere 1970/77, realizzando – “…una doppia proficua meditazione sulla struttura della forma e sul pensiero del filosofo viennese”. Al secondo piano della Fondazione è esposta una parte molto significativa della biografia artistica di Pardi, dedicata ad alcune Architetture che vanno dal 1972 al 1975. È qui particolarmente evidente il connubio di pittura e scultura, cui si aggiungono e sovrappongono elementi come cavi e tensori. Tra queste citiamo Architettura del 1975 e Sistema del 1976. La prima, realizzata con una struttura di ferro, cavi d’acciaio e segni di matita direttamente su muro, riesce a coniugare la smaterializzazione estrema dell’oggetto a una sua presenza inequivocabile. Il ferro, sospeso nella leggerezza dei cavi e dei segni di matita sul muro, accade continuamente sotto il nostro sguardo, il suo esserci non sembra mai coagularsi in una stabilità definitiva. Sistema invece, composto di più elementi, è un modello che si ripete uguale e differente, da cui traspare la consueta poesia che Pardi sa trarre da strutture in ferro e cavi d’acciaio e che riafferma la duplicità della sua natura: fisica e fenomenica, ideale e mentale. In occasione della mostra viene dedicato a Gianfranco Pardi il Quaderno della Fondazione n. 12 con alcune immagini delle opere esposte, un testo di Bruno Corà, una selezione degli scritti dell’artista e le sue note biografiche.