Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
via Tadino 15, 20124 Milano
Tel. +39 02 29 41 92 32
Fax +39 02 29 41 72 78 - info@fondazionemarconi.org

Orario:
martedì - sabato
10 - 13 e 15 - 19
 
 
 
 

 
 

 
 
 
 

Il fustigatore, 2007
acrilico su tela
70 x 100 cm
 
foto
Custodire l'intervallo, 1996
acrilico su tela
200 x 180 cm
 
foto
L'orecchio di Dio, 1996
acrilico su tela
180 x 200 cm
 
foto
Capovolgimento, 1993
acrilico su cartone telato
60 x 50 cm
 
foto
Simbiosi di esseri, 1996
acrilico su tela
180 x 200 cm
 
foto
Senza titolo, 1994
acrilico su cartoncino
39,5 x 39 cm
 
foto
Nucleo centrale, 2011
acrilico su tela
80 x 70 cm
 
foto
Due simbionti, 2008
acrilico su tela
70 x 80 cm
 
foto
Doppia visione, 2010
acrilico su tela
90 x 100 cm
 
foto
Circonvoluzione (a quattrocchi), 2011
stampa digitale e acrilico su tela
60 x 70 cm
 
foto
Contorsione, 2013
vetroresina
192 x 68 cm
 
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Bleu vincente, 2013
acrilico su tela
70 x 80 cm
 
foto
Tre gemelli, 2013
acrilico su tela
70 x 80 cm
 
foto
Senza titolo, 1947-2013
marmo Versilys
50 x 30 x 32 cm
GILLO DORFLES. Ieri e oggi
Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15 - 20124 Milano
Tel. 02 29 41 92 32 - Fax 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.org
www.fondazionemarconi.org
Inaugurazione: 14 gennaio 2014 dalle ore 18.00
Durata della mostra: dal 15 gennaio al 22 febbraio 2014
Orario: martedì - sabato 10-13, 15-19
Ingresso gratuito
Ufficio stampa: Cristina Pariset - Tel. 02 4812584 - Fax 02 4812486
cell. 348 5109589 - cristina.pariset@libero.it
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Gillo Dorfles. Ieri e oggi
a cura di Luigi Sansone
Inaugurazione: 14 gennaio 2014 ore 18.00
Dal 15 gennaio al 22 febbraio 2014
 
La Fondazione Marconi è lieta di ospitare una mostra incentrata sulle opere di Gillo Dorfles, poliedrica personalità del panorama artistico e culturale contemporaneo. Artista, docente di estetica, filosofo e critico d’arte estremamente prolifico e innovativo, Gillo Dorfles è testimone diretto della temperie artistica del Novecento che lo coinvolge talvolta in veste di protagonista, tal altra in qualità di attento critico e osservatore. Dorfles si dedica alla pittura già dalla prima metà degli anni Trenta, partendo da composizioni surreali con una tecnica usata dai maestri del Quattrocento, la tempera grassa all’uovo.
Lo stesso artista ammette di non mirare fin d’allora a qualcosa di preciso, ma di interessarsi a simboli preesistenti, come la croce, la luna, il sole, forme archetipe particolarmente suggestive cui fa ricorso in modo del tutto occasionale. Da subito la sua pittura – definita “organica” e “vagamente surreale” – risulta slegata da qualsiasi schematismo geometrico e dalle regole precostituite di uno sterile astrattismo. La sua opera pittorica, infatti, trae la sua ragion d’essere – come afferma lo stesso Dorfles – dall’intima necessità di manifestare le immagini che gli affiorano alla mente e di visualizzare le espressioni consce e inconsce che gli si affacciano. Nel 1948 è tra i fondatori del MAC (Movimento Arte Concreta) del quale è uno dei principali esponenti e di cui indaga con particolare sensibilità le teorie artistiche. A partire dal 1958 l’insegnamento, gli studi di estetica e critica d’arte e l’intensa attività di scrittore lo inducono a una progressiva diminuzione dell’attività pittorica. È il periodo in cui si sviluppano movimenti come l’informale, la pop art, l’arte povera che, per quanto interessanti agli occhi di Dorfles come critico d’arte, risultano molto distanti dalla sua sensibilità di pittore e lo inducono ad allontanarsi dalla scena artistica cui ritornerà solo dopo gli anni Ottanta. La mostra alla Fondazione Marconi si concentra proprio su questi ultimi trent’anni della produzione di Dorfles, costituita nel suo complesso da una cospicua serie di tecniche miste su cartoncino (pennarello, acrilico, acquarello), ceramiche e sculture che l’artista esegue con rinnovata ispirazione e di cui la mostra offre una selezione attraverso trenta opere tra acrilici su tela, ceramiche e una scultura di grandi dimensioni, realizzata quest’anno dall’artista con smalti policromi. In mostra si ritrovano le atmosfere inquiete e grottesche (Capovolgimento, 1993), le figure metamorfiche delineate dall’intensità del nero (L’orecchio di Dio e Simbiosi di esseri, 1996), i tipici personaggi emblematici, ora inquietanti e indagatori (Due simbionti, 2008), ora ironici e giocosi (Il giocoliere, 2006). Anche nei recentissimi acrilici su tela (Circonvoluzione, 2011; Strega marina, 2012; Letargo, 2013) riappare lo stesso mondo immaginario di Dorfles, popolato da forme pure e primitive derivate da un repertorio già delineato nel passato. Nuovi esseri poliformi, a metà tra mondo animale, umano e vegetale, riemergono in un perenne processo di evoluzione. La linea rimane protagonista assoluta degli inverosimili percorsi dettati solo dalla fantasia, dunque dalla natura interiore dell’artista a ulteriore conferma che quella di Dorfles è una pittura libera e istintiva e che, come tale, incuriosisce e sorprende. “L’opera pittorica di Gillo Dorfles”, scrive Luigi Sansone nel Catalogue raisonné pubblicato dall’editore Mazzotta nel 2010 e comprensivo dell’intera produzione artistica di Dorfles fino ad allora “è tutta pervasa da una rara capacità di coinvolgere lo spettatore nel piacere di cercare e ritrovare in essa quel misterioso mondo interiore che è in ciascuno di noi e che, distratti come siamo da superficiali sollecitazioni esterne, purtroppo tendiamo a dimenticare. Sono lavori intriganti e stimolanti che ci riconducono alle essenze della vita, a percezioni lontane vissute a livello conscio e inconscio, con sorprendente e compiaciuta curiosità.” Completano il programma della mostra due conferenze (il 21 gennaio e l’11 febbraio 2014) tenute dallo stesso artista, dal curatore Luigi Sansone e dal critico d’arte Claudio Cerritelli sui temi Il rinnovamento dell’arte italiana negli anni Quaranta e Cinquanta dello scorso secolo e Uno sguardo e una riflessione sull’arte contemporanea, un’ennesima testimonianza della inesauribile passione di Gillo Dorfles nei confronti non solo dell’arte e delle sue motivazioni, ma dell’attenta e lucida osservazione di quell’insieme di fenomeni antropologici, sociali e culturali che ad essa sottendono.