Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
via Tadino 15, 20124 Milano
Tel. +39 02 29 41 92 32
Fax +39 02 29 41 72 78 - info@fondazionemarconi.org

Orario:
martedì - sabato
10 - 13 e 15 - 19
 
 
 
 

 
 

 
 
 
 

1948
Fotografia, vintage print
25 x 19,5 cm
foto
1946
Fotografia, vintage print
24 x 19,5 cm
foto
1948
Fotografia, vintage print
25,2 x 20 cm
foto
1944
Fotografia, vintage print
25 x 19,8 cm
foto
1944
Fotografia, vintage print
25,4 x 20 cm
foto
1948
Fotografia, vintage print
24 x 17,3 cm
foto
1954
Fotografia, vintage print
16,5 x 11,5 cm
foto
1945
Fotografia, vintage print e matite colorate
35,5 x 27,8 cm
foto
1945
Fotografia, vintage print e matite colorate
35,5 x 27,8 cm
foto
1945
Fotografia, vintage print e matite colorate
25,4 x 20,1 cm
Man Ray. The Fifty Faces of Juliet
Fondazione Marconi Arte Moderna e Contemporanea
Via Tadino, 15, 20124 Milano
Tel. 02 29 41 92 32 fax 02 29 41 72 78
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www.fondazionemarconi.org

Inaugurazione mostra: 9 giugno 2011 ore 19
Durata mostra: 10 giugno – 22 luglio 2011
Orari: fino al 18 giugno da martedì a sabato h 10,30 - 13 e 15,30 - 19
Dal 20 giugno al 22 luglio da lunedì a venerdì h. 10,30 – 13 e 15,30 -19
Ingresso gratuito
Ufficio stampa: Cristina Pariset tel. 02-4812584 fax 02 4812486
cell 348-5109589 cristina.pariset@libero.it
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Man Ray
The Fifty Faces of Juliet

Inaugurazione mostra: 9 giugno 2011 h. 19

Giovedì 9 giugno 2011 la Fondazione Marconi ha il piacere di presentare la mostra The Fifty Faces of Juliet di Man Ray.
The Fifty Faces of Juliet è una raccolta di cinquanta fotografie scattate tra il 1941 e il 1955 da Man Ray alla moglie Juliet.
Man Ray conosce l’affascinante modella Juliet Browner in California, a Hollywood nel 1940 e nel 1946 i due decidono di sposarsi in un doppio matrimonio con Max Ernst e Dorothea Tanning a Beverly Hills.
Le cinquanta fotografie che Man Ray ha realizzato sono “un messaggio e una dichiarazione d’amore” a quella che fu per l’artista l’ultima amante e compagna, ma anche amica, moglie, modella e musa ispiratrice .
Il suo volto è indimenticabile. (...) Queste cinquanta immagini sono il racconto di una vita, d’altronde Man Ray l’ha sempre fotografata anche con il pensiero e con il desiderio, ha rispettato la sua bellezza, ma l’ha di volta in volta inventata, riscritta, ridisegnata, ricomposta, modificata, esaltata con il segno della sua matita, con un intervento grafico, con la sovrapposizione di una stoffa, di una maglia trasparente, l’ha occultata dietro una maschera, ha incorniciato il suo volto con un grande cappello alato, l’ha infine svelata nella sua nudità , l’ha trasformata in un ricamo. Ha descritto le cinquanta anime di Juliet. (Janus in The Fifty Faces of Juliet, 2009)

Sono cinquanta versioni differenti di Juliet: Juliet mentre suona il violino, in posa da modella, con ricercati cappelli, in versione più sensuale, con il volto in primo piano, oppure sdraiata o accovacciata ... Altro aspetto che ricorre è l’attenzione alle mani che affiancano spesso il viso di Juliet o addirittura sono queste il soggetto della fotografia, ricoperte dai guanti, nude o solarizzate. Questo album ha carattere sperimentale, raccoglie tutte le sue ricerche sulla luce: la solarizzazione, la retinatura, il sovrasviluppo e le grane ottenute in fase di scatto o di stampa; inoltre molti degli scatti sono poi stati ritoccati con pastelli colorati, ritorna spesso l’uso della carta velina o altri tipi di carta semi trasparente utilizzate nello sviluppo del negativo in camera oscura.
Già nei primi anni ‘50 Man Ray aveva pensato di realizzare con queste fotografie un’edizione dedicata a Juliet, ma a quell’epoca non trovò a Parigi un buon editore per la pubblicazione e così lasciò perdere. Tempo dopo Giorgio Marconi vide quelle fotografie nello studio dell’artista e chiese a Man Ray di comprarle ma quest’ultimo gliele avrebbe vendute solo nel momento in cui Marconi avesse trovato un editore per farne un libro. Nel 1981, in occasione di una mostra alla Fondazione Mazzotta, Marconi riuscì a concordare la realizzazione del libro The Fifty Faces of Juliet con Gabriele Mazzotta e Juliet, mantenendo la promessa, anche dopo la morte di Man Ray, gli vendette le foto ma volle sostituire una delle immagini con un’altra a colori che le piaceva di più. Il libro però non fu realizzato come lo avrebbe voluto Man Ray. Mentre si pubblicava la prima edizione del libro, Giorgio Marconi stava già pensando ad una eventuale nuova versione, pubblicando le foto a grandezza naturale e rimettendo la fotografia scelta originariamente da Man Ray. Juliet accettò l’idea e Giorgio Marconi le restituì la foto a colori.
In occasione della mostra sarà presentata la nuova pubblicazione di The Fifty Faces of Juliet, come pensata e voluta da Man Ray. Il libro pubblicato da Carlo Cambi in collaborazione con la Fondazione Marconi, con tiratura di 1.000 copie, è un’edizione anastatica in lingua italiana/inglese in scala 1/1 composta da 50 fotografie vintage print riprodotte in formato originale.
 
Man Ray (Emmanuel Radnitzsky) nasce a Philadelphia nel 1890 da genitori ebrei di origine russa che erano emigrati negli Stati Uniti alcuni anni prima. Dopo gli studi secondari e i primi corsi di disegno industriale, frequenta il Ferrer Center ed entra in contatto con Alfred Stieglitz e gli ambienti dell’avanguardia newyorkese. Dopo le prime opere di ispirazione cubista avvia la sperimentazione di varie tecniche – collage, sculture e assemblaggi, pittura ad aerografo – e inizia a dedicarsi alla fotografia. Insieme a Marcel Duchamp è il principale animatore del dadaismo newyorkese e promotore di numerose iniziative, dalla fondazione della Società degli artisti indipendenti (1916) e la “Société Anonyme Inc.” (1920) alla pubblicazione della rivista “New York Dada” (1921).
Nascono in questa fase i primi “oggetti d’affezione”, tra cui il celebre Enigme d’Isidore Ducasse. Nel 1921 si trasferisce a Parigi, dove ritrova Marcel Duchamp, e nello stesso anno ha una personale alla Librairie Six. Realizza i primi Rayographs, che pubblica nel volume Champs délicieux (1922) con prefazione di Tristan Tzara. Dopo la partecipazione al Salon Dada, che si tiene nel 1922 alla Galerie Montaigne, lavora al film Retour à la raison e si lega al gruppo dei surrealisti, con i quali espone alla Galerie Pierre nel 1925 e in tutte le mostre successive. Rimane a Parigi fino al 1940, affermandosi come uno dei migliori interpreti della poetica surrealista, con dipinti, assemblaggi d’oggetti, film d’artista e sperimentazioni fotografiche, continuando ad esporre sia in Europa che in America. Dopo lo scoppio della guerra si reca negli Stati Uniti, a Los Angeles dove rimane fino al 1951. Durante il soggiorno americano si dedica soprattutto alla pittura realizzando la serie Equations shakesperiennes e Alphabet for Adults. Tornato a Parigi, continua la sperimentazione fotografica, la creazione di dipinti e oggetti d’affezione. Nel 1959 l’Istitute of Contemporary Art di Londra gli dedica una grande antologica e due anni dopo gli è conferita la medaglia d’oro per la fotografia alla Biennale di Venezia. Nel 1966 prima grande retrospettiva a Los Angeles al County Museum of Art. Nel 1970 si tiene una grande retrospettiva itinerante in varie sedi d’Europa, che si inaugura al Museum Boymans van Beuningen di Rotterdam. L’artista muore a Parigi il 18 novembre 1976. Juliet morì nel 1991.