Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
via Tadino 15, 20124 Milano
Tel. +39 02 29 41 92 32
Fax +39 02 29 41 72 78 - info@fondazionemarconi.org

Da lunedì a venerdì
10 - 13 / 15 - 19
 

Franco Vaccari
foto
In fumo, poster della mostra, Editions de et sur Marcel Duchamp, Givaudon, Paris, 1967; Esplosione nucleare alla presenza di militari, Deserto del Nevada, 1995, dittico (stampa fotografica su alluminio e plexiglass), 2009, 140 x 200 cm.
foto
Dulcinea, 1911, dittico (stampa fotografica su alluminio e plexiglass), 2009, 140 x 200 cm.
foto
Photostrip alla Biennale di Gwangju, Corea, 2010, 100 x 75 cm; Biennale di Gwangju, Corea, 2010, 50 x 91,5 cm
Franco Vaccari nasce a Modena nel 1936; compie studi ad indirizzo scientifico laureandosi in Fisica.
Ha esordito in campo artistico come poeta visivo.
Particolarmente significativi della sua successiva evoluzione sono il titolo di un suo libro del 1966 Le tracce e l’uso che in esso fa della fotografia per presentare i graffiti come poesia anonima, poesia trovata. Il tema della traccia e il fotografico sono due costanti che attraversano tutto il suo lavoro. Sin dall’inizio Vaccari non usa la fotografia per produrre immagini mimetiche, analogiche, ma come impronta di una presenza, come segnale, come sintomo, come traccia fisica, appunto, di un esserci: un’impronta che ricava il proprio senso dal rapporto esistenziale, spesso opaco, che l’unisce a ciò che l’ha provocata.
Emblematica rimane, a questo proposito, la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1972. Ecco la descrizione che ne ha dato Renato Barilli nel libro documento seguito a questa azione: “Ricordiamo la scena iniziale della ‘sala’ di Vaccari nel padiglione centrale dei ‘Giardini’ veneziani: era tanto semplice e nuda da sfiorare la delusione; appena una cabina photomaton nell’albore impersonale delle pareti... Solo una scritta plurilingue (LASCIATE UNA TRACCIA FOTOGRAFICA DEL VOSTRO PASSAGGIO) permetteva di intravedere una regia, ma tenuta come sospesa a mezz’aria. Certo, la diversità era palese e clamorosa, rispetto alle sale consuete dell’opera, giacchè qui venivano offerti soltanto gli attrezzi per ‘operare’, e l’artista si ritraeva discretamente lasciando l’iniziativa al pubblico”.
Questa era la quarta di quelle che Vaccari aveva chiamato “esposizioni in tempo reale”; a tutt’oggi quelle realizzate sono 40.
La collocazione del suo lavoro artistico risulta tangente a diverse aree, ma quella che, forse, ne esprime meglio il senso potrebbe essere definita “realismo concettuale”. Gli viene riconosciuta la paternità del concetto di “Esposizione in tempo reale” da lui esplorato sia da un punto di vista teorico che operativo. Vaccari ha sempre accompagnato l’attività artistica con la riflessione teorica pubblicando, fra l’altro, Duchamp e l’occultamento del lavoro (1978) e Fotografia e inconscio tecnologico (1979): quest’ultimo è stato considerato “il più importante contributo italiano all’attuale dibattito sulla fotografia” (A. Colombo, Panorama, 24 ottobre 1983); nel 1980 è stato pubblicato anche in Francia dove ha suscitato larga eco. Nel 2010 ha pubblicato Duchamp messo a nudo.
Ha tenuto corsi all’Ecole Supérieure des Arts Décoratifs di Strasburgo e, dal 2004, alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.
Nel 1972, nel 1980 e nel 1993 partecipa alla Biennale di Venezia con sale personali.
Nel 1977 inizia la collaborazione con lo Studio Marconi, dove espone poi nel 1979 e nel 1984.
Nel 1984, il Museum Moderner Kunst di Vienna gli dedica una mostra antologica. Nel 1999 ha partecipato alla mostra Minimalia al PS1 di New York.
Nel 2003 viene invitato per i suoi video al Festival del Cinema di Locarno. Nel 2007 lo Spazio Oberdan di Milano gli dedica la retrospettiva Franco Vaccari, Col Tempo.
Nel 2010 partecipa con sala personale alla Biennale di Gwanju (Corea) e alla mostra Strange Comfort alla Kunsthalle Basel, ha una personale alla galleria Emilio Mazzoli di Modena e alla Galleria Michela Rizzo di Venezia. Nel 2011 ha una mostra personale, Meta-critic Art, alla Fondazione Marconi.