- Enrico Baj
- Richard Hamilton
- Louise Nevelson
- Gianfranco Pardi
- Mimmo Rotella
- Giuseppe Uncini
- Lucio Fontana
- Man Ray
- Mario Schifano
- Emilio Tadini
- Gianni Colombo
- Sonia Delaunay
Il lavoro artistico di Gianfranco Pardi (1933 - 2012) si incentra fin dall'inizio della sua attività sullo studio dello spazio, sui pieni e i vuoti delle sue volumetrie pittoriche, sul rapporto tra astrazione e costruzione. Nel 1959 si tiene la sua prima personale a Brescia, alla Galleria Alberti, mentre l'anno seguente è ospitato dalla Galleria Colonna di Milano. Durante gli anni sessanta sviluppa uno stile che integra il disegno, la pittura, la scultura e l'architettura. Del 1965 è la sua partecipazione alla mostra collettiva La figuration narrative dans l'art contemporain a Parigi. Nel 1967 comincia la sua collaborazione con lo Studio Marconi di Milano e si dedica alla realizzazione di opere che sono una rilettura delle avanguardie storiche come l'Astrattismo, il Suprematismo, il Costruttivismo e il Neoplasticismo. Negli anni settanta sviluppa nelle sue Architetture la volontà di costruire e fondare uno spazio attraverso la pittura, poiché ritiene che tale mezzo espressivo possa produrre immediatamente l'idea. Le sue opere si sviluppano attraverso segni e gestualità geometriche che, insieme a poche cromie, lo aiutano ad esprimere il concetto di costruttività. Nel 1974, e in seguito nel 1993, partecipa alla XXVII Biennale del Palazzo della Permanente a Milano. Nel 1981 è all'interno di due importanti mostre collettive come Linee della ricerca artistica in Italia 1960/1980, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e Il Luogo della forma, al Museo di Castelvecchio di Verona. Nel 1984 l'Università di Parma gli organizza una grande antologica e due anni più tardi partecipa con una personale alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e alla Quadriennale di Roma. Tra la fine degli anni ottanta e i primi dei novanta realizza le opere delle serie Cinema, Monk e Maschere, concentrandosi sull'utilizzo di supporti in ferro. Successivamente la sua ricerca artistica si indirizza sul tema della 'Montagna-Sainte Victoire', ispirata alle opere di Cézanne, e ai cicli intitolati Nagjma, ispirati alla luce e alla notte di Tangeri, e Box, ovvero lavori realizzati con scatole di cartone. Nel 1998 Palazzo Reale a Milano ospita una sua personale. L'anno successivo gli vengono organizzate una serie di importanti mostre in Germania al Frankfurter Kunstverein di Francoforte, al Museo Bochum di Bochum e al Kulturhistorisches Museum di Stralsund, mentre nel 2000 si apre la sua personale dal titolo Homeless alla Galleria Giò Marconi di Milano.» del 2002 la retrospettiva Sheets tenuta alla Galleria Fumagalli di Bergamo, mentre nel 2003 espone di nuovo alla Galleria Giò Marconi con una serie di lavori dal titolo Danza e Restauro. L'artista vive e lavora a Milano.
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