Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
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Da lunedì a venerdì
10 - 13 / 15 - 19
 

Giulio Paolini
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Senza titolo, 1961, matita su carta, 31 x 27,5 cm,
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Senza titolo, 1961, tela e corda, 54 x 40 cm,
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Senza titolo, 1962-1963, tela e telaio, 40 x 80 cm,
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Senza titolo, 1964, stoffa e colori su carta, 56 x 44 cm,
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Senza titolo, 1964, collage su carta, 44 x 54 cm,
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Diaframma 8, 1965, fotografia, 30 x 33,5 cm,
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Senza titolo, 1966, collage su carta, 23,5 x 23 cm,
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Jasper Johns, 1967, collage su stampa, 47,5 x 33 cm,
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Apoteosi di Omero, 1970-1971, installazione: registrazione su nastro e 32 foto su leggii per musica
dimensioni variabili
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Collezione, 1974, acrilici e collage di carta su carta, 50 x 50 cm,
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Collezione-collezione, 1974, collage su carta, 50 x 50 cm,
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Averroe, 1975, stoffa su metallo, 200 x 65 x 65 cm,
Nato a Genova nel 1940, si trasferisce a Torino nel 1952. Espone al Premio Lissone nel 1961 e nel 1964 tiene la sua prima personale alla Galleria La Salita di Roma. Il primo testo critico a lui dedicato è di Carla Lonzi e compare nel 1965 in occasione di una mostra alla Galleria Notizie di Torino. Nel 1967 Germano Celant lo inserisce nella collettiva dedicata all'arte povera alla Galleria La Bertesca di Genova. In questi anni la sua ricerca, di matrice concettuale, è rivolta ai metodi e agli strumenti della creazione artistica e indaga i rapporti dell'opera d'arte con lo spazio espositivo, con il tempo e con la ricezione dell'osservatore. Dalla fine degli anni sessanta Paolini ricorre sempre più spesso alla citazione, con l'uso di riproduzioni, fotografie o calchi in gesso di grandi opere del passato, spesso integrate da innesti testuali. La sua produzione è sempre affiancata da scritti teorici o autoesegetici (Idem, 1975; Ancora un libro, 1981; Contemplator enim, 1991; La voce del pittore. Scritti e interviste 1965-1995, a cura di Maddalena Disch, 1995; La verità. In quattro righe e novantacinque voci, 1996). Dalla fine degli anni sessanta si dedica anche al teatro, collaborando con Carlo Quartucci. Del 1967 è il celebre Giovane che guarda Lorenzo Lotto, descritto dall'artista come "ricostruzione nello spazio e nel tempo del punto occupato dall'autore (1505) e (ora) dall'osservatore". Presente a Teatro delle mostre alla Galleria La Tartaruga di Roma nel 1968, nel 1970 ha una personale alla Biennale di Venezia, dove espone ancora negli anni seguenti (1976, 1984, 1993, 1997). Nel 1972 partecipa alla quinta edizione di Documenta a Kassel, dove torna nel 1977, nel 1982 e nel 1993. Numerose esposizioni si susseguono poi in Italia e all'estero (Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, 1989; Villa delle Rose di Bologna, 1990; Castello di Rivoli, 1991 e 1993). L'artista divide la sua attività tra l'Italia e la Francia.