Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
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Valerio Adami
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H. Matisse che lavora a un quaderno di disegni, 1966, acrilici su tela, 200 x 300 cm,
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Hotel Capri, 1967, acrilici su tela, 197 x 129 cm,
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Interno con tappeto, 1967, acrilici su tela, 92 x 73 cm,
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Privacy, 1967, acrilici su tela, 73 x 60 cm,
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La vetrina, 1969, acrilici su tela, 243 x 365 cm,
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Le docce pubbliche, 1969, acrilici su tela, 89 x 116 cm,
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H.Matisse che lavora a un quaderno di disegni, 1969-1970, acrilici su tela, 180 x 243 cm,
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Paesaggi arabi, 1969, acrilici su tela, 243 x 180 cm,
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Radiator, 1969, acrilici su tela, 130 x 97 cm,
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I pantaloni da cavallo, 1969, acrilici su tela, 198 x 147 cm,
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Il camerino, 1970, acrilici su tela, 130 x 97 cm,
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Il rituale, 1972, acrilici su tela, 243 x 180 cm,
Nato a Bologna nel 1935 e trasferitosi a Milano in giovane età, Adami si forma all'Accademia di Brera, dove segue i corsi di Achille Funi. Oltre all'insegnamento del grande maestro del Novecento italiano, nella sua formazione hanno un ruolo fondamentale i contatti internazionali, che coltiva grazie a numerosi viaggi e soggiorni all'estero. Le sue prime personali si svolgono nelle gallerie milanesi (Pater, San Fedele, Naviglio, Schwarz), ma a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta il suo nome si afferma anche in ambito internazionale, fino a ottenere una sala personale alla terza edizione di Documenta a Kassel nel 1964. L'anno successivo partecipa alla mostra inaugurale dello Studio Marconi di Milano, con il quale allaccia un duraturo sodalizio. Esponente della nuova figurazione italiana, usa un linguaggio basato su colori saturi e nitidamente campiti da un contorno nero, che lo avvicina alla pop art. Tuttavia dichiara di aver "sempre energicamente rifiutato l'appellativo di pop", da cui si distingue per la scelta delle tematiche, come attesta la serie di Ritratti letterari, che realizza dalla fine degli anni sessanta. Nel 1968 ha una personale alla Biennale di Venezia, e in quello stesso anno partecipa a numerose rassegne internazionali, tra cui la International Exhibition of Contemporary Painting and Sculpture del Carnegie Institute di Pittsburgh e la IX Biennale di San Paolo del Brasile. Cionondimeno continua a mantenere un rapporto vitale con le gallerie private, sia sul territorio nazionale sia all'estero. Nel 1970 il Musèe d'Art Moderne de la Ville de Paris gli organizza una retrospettiva che in seguito verrà trasferita al Kunstverein di Ulm. Alla metà degli anni settanta l'artista è ormai considerato uno dei principali protagonisti dell'arte contemporanea. Dal 1984 decide di non datare più le sue opere. Nel 1985 il Centre Pompidou di Parigi gli dedica un'ampia retrospettiva, che l'anno successivo è riproposta a Milano nelle sale di Palazzo Reale. Negli anni seguenti si moltiplicano le retrospettive organizzate in tutta Europa e l'artista, che divide la sua attività tra l'Italia e la Francia, ottiene diverse commissioni pubbliche, tra cui due composizioni monumentali per l'atrio della Gare d'Austerlitz a Parigi.