Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
via Tadino 15, 20124 Milano
Tel. +39 02 29 41 92 32
Fax +39 02 29 41 72 78 - info@fondazionemarconi.org

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Dominio sito:
Orario:
martedì - sabato
10 - 13 e 15 - 19
 
venerdì 26/10/2018
10 - 13 e 15 - 17.30
 
La Fondazione Marconi rimarrà chiusa
dal 7 al 10 dicembre 2018.
Vi aspettiamo dall' 11 dicembre con la mostra
Omaggio a Mario Schifano. Al principio fu Vero Amore

Mario Schifano
Vero amore, 1965
Smalto e grafite su tela
80 x 80 cm
collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano
© Mario Schifano by SIAE 2018
 
foto
Mario Schifano
Paesaggio anemico II, 1965
Smalto su tela
220 x 200 cm
collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano
© Mario Schifano by SIAE 2018
 
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Mario Schifano
Compagni compagni, 1968
Smalto spray su tela e perspex
200 x 300 cm
collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano
© Mario Schifano by SIAE 2018
 
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Mario Schifano
Futurismo rivisitato, 1965
Smalto e spray su tela e perspex
174 x 336 cm
collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano
© Mario Schifano by SIAE 2018
 
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Mario Schifano

Corpo in moto e in equilibrio, 1964

Acrilico su tela

200 x 300 cm

collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano

© Mario Schifano by SIAE 2018

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Mario Schifano
Spazio, 1965
Smalto e grafite su tela
200 x 200 cm
collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano
© Mario Schifano by SIAE 2018
 
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Mario Schifano

Paesaggio anemico, 1965

Smalto su tela e perspex

220 x 150 cm

collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano

© Mario Schifano by SIAE 2018

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Mario Schifano
Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno alla società, 1968
Tecnica mista su carta
200 x 140 cm
collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano
© Mario Schifano by SIAE 2018
 
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Mario Schifano
Paesaggio TV, 1970
smalto e aniline su tela emulsionata e perspex
114 x 146 cm
collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano
© Mario Schifano by SIAE 2018
 
OMAGGIO A MARIO SCHIFANO Al principio fu Vero amore
Inaugurazione: 29 novembre ore 18.00 - 21.00
dal 30 novembre al 14 febbraio 2019
Fondazione Marconi
Via Tadino 15
20124 Milano
T + 39 02 29 419 232
F + 39 02 29 417 278
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www.fondazionemarconi.org
Ufficio stampa
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“Caro Mario lavora, stacca il telefono e dimentica tutte le rogne di questo mondo. Un caro saluto.” La lettera, datata 29 settembre 1965, e indirizzata a Mario Schifano è firmata da Giorgio Marconi alla vigilia della mostra inaugurale del suo primo spazio espositivo.
Vero amore è il primo quadro che l’artista romano espone a Studio Marconi nel novembre dello stesso anno, accanto a opere di Valerio Adami, Lucio Del Pezzo ed Emilio Tadini.
Vero amore è anche il titolo della prima personale che egli tiene, sempre da Marconi, appena un mese dopo, nel dicembre 1965. Seguono nell’ordine, a brevissima distanza: Inventario con anima e senza anima, nel novembre 1966, Tuttestelle, nell’ottobre 1967, Compagni, compagni, nel dicembre 1968, e Paesaggi TV, nel dicembre 1970. È su questo preciso momento della carriera di Mario Schifano che la Fondazione Marconi concentra l’attenzione dedicandogli un omaggio, a vent’anni dalla morte, e ripercorrendo gli inizi della sua collaborazione con Studio Marconi.
La pittura di Schifano nasce nei primi anni Sessanta, dopo un apprendistato all’insegna di esperienze informali. La sua prima mostra ha luogo alla galleria La Salita di Roma nel 1959, insieme a Festa, Angeli, Lo Savio, Uncini. Nel catalogo della mostra Cesare Vivaldi scrive: “Mario Schifano è forse il talento pittorico più genuino che sia apparso a Roma dopo Burri.”
È il momento dei monocromi, originalissimi quadri verniciati con una sola tinta o due, quasi a voler evocare il grado zero della pittura, il raggiungimento di un punto di non ritorno.
Ma è solo un punto di partenza poiché già dal 1962, le sue opere si popolano di frammenti di immagini e segnali del paesaggio metropolitano, per aprirsi poco dopo a nuove espressioni pittoriche con le strade, gli incidenti, la natura “en plein air”, i “paesaggi anemici”, i “particolari” e gli “alberi”.
Giorgio Marconi entra in contatto con l’artista in questo periodo, dopo averne visto i lavori alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e da Mara Coccia. Acquista le prime opere alla Galleria Odyssia di Federico Quadrani, dove ha l’occasione di conoscerlo di persona.  Nella seconda metà del 1963 stabilisce direttamente con lui i primi accordi di collaborazione, che nella primavera dell’anno seguente vengono formalizzati da un contratto di lavoro in esclusiva. Profondamente affascinato dai suoi quadri, Marconi lo definisce “un vulcano geniale” e lo considera uno dei più grandi talenti pittorici italiani del suo tempo.
Il sodalizio tra i due finisce nel 1970, ma non si estingue l’interesse per l’artista da parte di Marconi che continua a organizzare mostre di sue opere (nel 1974, 1990, 2002) fino alle più recenti del 2005 e 2006, rispettivamente intitolate Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada e Schifano. Dal paesaggio alla TV, e corredate da due importanti volumi editi da Skira. Il percorso espositivo mira oggi a ricostruire le mostre che ebbero luogo dal 1965 al 1970; al piano terra si parte da Vero amore (1965), dove l’immagine principale raffigura un albero frondoso, robusto e vitale, ripetuto innumerevoli volte in versioni differenti; seguono Inventario con anima e senza anima (1966) – in cui Schifano presenta il ciclo Futurismo rivisitato, riprendendo la nota fotografia del gruppo futurista scattata a Parigi nel 1912 – e Tuttestelle (1967) in cui le stelle dipinte a spruzzo evocano ricordi infantili e l’artista comincia a utilizzare calotte di perspex trasparente o colorato per ottenere originali effetti di velatura. Un’intera sala è poi dedicata ai capolavori di grandi dimensioni, mentre al primo piano figurano i Compagni, compagni (1968) ispirati all’attualità politica, in cui la fotografia di alcuni operai o studenti cinesi, muniti di falce e martello, si trasforma in icona mediatica. Il percorso si conclude al secondo piano con i Paesaggi TV (1970) nei quali immagini riprese dallo schermo televisivo, isolate dal contesto e rielaborate con tocchi di colore alla nitro o all’anilina, vengono riportate su tela emulsionata, carta o pellicola. Se, da un lato, l’obiettivo della mostra è rendere un dovuto omaggio all’artista, dall’altro, si vuol celebrare la sua collaborazione con la storica galleria milanese che aveva da poco iniziato la sua attività. Il pubblico potrà così vedere (o ri-vedere) opere che furono presentate a Milano in quegli anni – spesso per la prima volta – e che ancor oggi fanno parte integrante della collezione Marconi. Completa il percorso espositivo un’ampia e variegata selezione di materiali di repertorio, tra pubblicazioni, fotografie, scritti.

Note biografiche
Nato a Homs, in Libia, nel 1934, Mario Schifano si trasferisce a Roma nell’immediato dopoguerra. Abbandonati gli studi, lavora come assistente del padre, che è archeologo restauratore al Museo Etrusco di Villa Giulia.
Inizia a dipingere tele di matrice informale, che espone nella sua prima personale alla Galleria Appia Antica di Roma. Poi con Angeli, Festa, Lo Savio e Uncini tiene la collettiva 5 pittori - Roma ’60, curata da Restany, e la critica inizia a interessarsi alla sua pittura. Abbandonati i modi informali, realizza opere monocrome con smalti industriali, dove la carta da imballaggio è incollata sulla tela e ricoperta da un solo colore.
Nel 1961 vince il Premio Lissone per la giovane pittura contemporanea e tiene una nuova personale alla Galleria La Salita di Roma. Dopo un viaggio negli Stati Uniti, dove ha partecipato alla mostra The New Realism alla Sidney Janis Gallery di New York, inizia a introdurre nelle sue tele frammenti dell’iconografia urbana.
Lavora per cicli tematici: dai Paesaggi anemici alle serie dedicate alla storia dell’arte (Futurismo rivisitato, 1966). Invitato alla Biennale di Venezia nel 1964, partecipa l’anno seguente alla mostra inaugurale dello Studio Marconi, di cui diventa uno degli artisti più rappresentativi. Insieme alle nuove serie Ossigeno Ossigeno, Oasi e Compagni compagni, realizza pellicole d’avanguardia come Anna Carini vista in agosto dalle farfalle, che presenta nel 1967 allo Studio Marconi.
Dal 1970, dopo l’impegno politico e civile negli anni della contestazione, sperimenta il riporto di immagini televisive sulla tela emulsionata, cui aggiunge interventi cromatici con smalti industriali.
Tiene numerose personali e nel 1972 espone alla X Quadriennale romana. L’anno seguente partecipa alla rassegna “Contemporanea”, curata da Achille Bonito Oliva nel parcheggio di Villa Borghese. Nel 1974 ha luogo all’Università di Parma una vasta antologica che con un centinaio di opere ripercorre la sua carriera artistica.
In questi anni torna a rivisitare la storia dell’arte con opere ispirate ai capolavori delle avanguardie storiche e realizza nuovi cicli, tra cui Quadri equestri, Architettura, Naturale sconosciuto, Reperti.
Oltre a organizzare numerose personali in Italia e all’estero partecipa a diverse edizioni della Biennale di Venezia ed è inserito nelle principali rassegne dedicate all’arte contemporanea italiana, tra cui: Identité italienne, 1981, Centre Pompidou, Parigi; Italian Art of the XX century, 1989 Royal Academy, Londra; The Italian Metamorphosis 1943-1968, 1994, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (poi trasferita alla Triennale di Milano e al Kunstmuseum di Wolfsburg).
L’artista muore a Roma nel 1998.
Tra le molte mostre a lui dedicate, si ricordano le ampie antologiche alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma (2001); alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2008-2009), alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano e al Musée d’art moderne Saint-Etienne Métropole; al Castello Pasquini, Livorno (2013); alla galleria Luxembourg & Dayan, Londra e New York (2014); al Complesso Museale Palazzo Ducale, Mantova (2017); alla Mayor Gallery di Londra (2018). A queste si affiancano le due importanti mostre organizzate dalla Fondazione Marconi: Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada (2005); Schifano 1964-1970. Dal paesaggio alla TV (2006) e l’ultima Grande angolo per uomini, manifesti e paesaggi (2013) in contemporanea con l’uscita dell’omonimo volume a cura dell’Archivio Mario Schifano. Tra le principali e più recenti collettive figurano invece: The World Goes Pop, Tate Gallery, Londra (2016); Arte ribelle, Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano, a cura di M. Meneguzzo (2017); Nascita di una nazione, Palazzo Strozzi, Firenze, a cura di L.M. Barbero (2018).