Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
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Dominio sito:
Si informa che il giorno 29 gennaio 2020 la Fondazione Marconi resterà chiusa
 
Orario:
martedì-sabato
ore 11-19.

Opening hours:
Tuesday-Saturday
11am-7pm
 
 

Caro Bruno
Inaugurazione: 25 febbraio, ore 18-21
fino al 29 febbraio 2020
Orario: 11-19, ingresso gratuito
Caro Bruno
 
È un ricordo affettuoso quello che la Fondazione Marconi intende rivolgere con questo omaggio alla memoria di Bruno Di Bello a un anno dalla sua scomparsa.
La presentazione di una selezione di opere, dalle prime “scritture” del periodo napoletano, forse meno note al pubblico, ai più recenti lavori eseguiti con l’ausilio del computer sarà un momento di incontro per tutti coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato, nonché l’occasione per annunciare la nascita dell’Archivio Bruno Di Bello a cura degli eredi che, per tutta la settimana dalle 18 alle 19, saranno presenti in mostra a disposizione del pubblico.
La storia artistica di Bruno Di Bello comincia con l’adesione al Gruppo ’58 di Napoli. Al 1966 risale la prima personale alla Modern Art Gallery di Lucio Amelio che definisce i suoi “segni di luce” il frutto di una magia: un sortilegio creato nella camera oscura con una piccola luce che impressiona su una tela bianca linee e punti. Ritrovare il senso primario della pittura è il suo obiettivo principale.
Lo persegue partendo da luce e segno, tornando “a fare le aste”, per ottenere il segno più elementare possibile.
“Alzare il braccio con la pila accesa fino al limite superiore, a piccoli scatti, e scendere fino a terra, fermarsi, ripartire, sempre senza vedere che segno fa, mi dà quella piccola vertigine di cui ho sempre più bisogno.
Niente di paragonabile, poi, all’emozione che provo quando sviluppo la tela e appare il segno: sempre un po’ diverso da quello che mi sarei aspettato… Il piacere di accendere una luce nel buio, la sorpresa della trasformazione di questa luce nel suo opposto: tutto è qui.” (Bruno Di Bello, aprile 1979)
Un anno dopo, a Milano, Di Bello dà una svolta alla sua attività realizzando indagini sulle possibilità di scomposizione dell’immagine che attua attraverso l’uso della fotografia.
La tela fotosensibile resta il suo mezzo preferito: su di essa l’immagine viene catturata, scomposta, analizzata, per poi ricomporsi davanti allo sguardo dello spettatore. Segue una ricerca che continua l’operazione di scomposizione lavorando su parole/concetti di cui si perde e si ritrova di volta in volta il senso.
Protagonista della storia di Studio Marconi negli anni compresi tra il 1971 e il 1981, espone le sue opere alla Fondazione Marconi nel 2010, 2015 e 2018, dopo un periodo, già dalla fine degli anni Ottanta, in cui decide di dedicarsi allo studio delle nuove tecnologie, in particolare della fotografia digitale, che gli permette di diventare nel frattempo padrone di conoscenze nel campo delle tecniche di creazione ed elaborazione dell’immagine al computer.
Riprende esattamente da dove aveva smesso con l’esperienza precedente, ovvero dall’analisi degli elementi costitutivi del segno, riproponendo con logica coerenza gli obiettivi perseguiti fin dagli esordi.
Nell’ultima mostra del 2018 alla Fondazione Marconi lavori storici degli anni Sessanta e Settanta vengono messi a confronto con opere più recenti degli anni Duemila realizzate al computer, a dimostrare come temi e procedimenti, seppur nei differenti linguaggi, materiali e tecniche sperimentate nel tempo, continuino a ricorrere nel suo lavoro creativo.
Le opere presenti in questo omaggio – dai primi oli e riporti fotografici su tela del 1962, alle “lune” del 1971, ai “segni di luce” del 1976, fino ai “frattali” del 2002 – sono solo alcune tra le tante che si sarebbero potute scegliere per ricordare il lavoro di Bruno Di Bello, pervaso di sotterranee analogie tra passato e presente, il suo atteggiamento analitico e costruttivo, la progressiva e costante indagine del frammento.
Uno degli artisti più credibili e autorevoli nell’uso “competente ed esperto delle tecnologie digitali”, lo definisce Bruno Corà nel testo redatto in occasione della mostra del 2015 alla Fondazione Marconi, sempre ravvisando nel suo lavoro più recente una stretta connessione con il periodo giovanile. Il suo percorso di “esploratore e trovatore di altri ‘luoghi’ e nuova bellezza” prelude alla “visualità della tecnologia digitale”.
L’opera di Bruno Di Bello, capace di riallacciare passato e presente e di rinnovarsi lasciando invariato l’assunto di partenza, di certo, ha saputo “accendere una luce nel buio”, e imprimere un segno tangibile e prezioso della sua vita di uomo e di artista.